08/03/2013 – day 21
AL FRONTE

Pubblicato il by tastesofworld

Se c’è una cosa famosa tra i viaggiatori in Sud Est Asia è il passaggio di confine tra Thailandia e Cambogia, o più esattamente tra Aranyaprathet e Poipet. Queste due città sono separate da una specie di far-west: altrettanto polveroso e brutale, animato da personaggi senza scrupoli e dove non ci sono regole, o comunque chi dovrebbe farle rispettare è più immischiato degli altri.
Lonely Planet spreca pagine intere avvertendo e consigliando ed i forum di viaggi sono strapieni di storie dell’orrore dedicate a questa manciata di chilometri; ma come i loro predecessori ogni viaggiatore non riesce ad attraversare questo confine senza versare almeno qualche goccia di sudore e tutti arrivano dall’altra parte stremati, ma con qualche nuova avventurosa storia da raccontare.

Tramite un’ agenzia abbiamo acquistato il trasporto combinato Phuket ->Bangkok -> Confine -> Siem Reap al costo di 1200 bhat(40$) e nonostante sia una pratica ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATA a noi sembrava un prezzo troppo alto per essere una fregatura e comunque giusto per un giorno e mezzo di viaggio.
L’errore è stato pensare. In questi casi bisogna semplicemente seguire le istruzioni e scacciare dalla testa il: “… cosi si occupano loro di tutti i passaggi e noi non dobbiamo sbatterci!”. Solo al confine ci siamo resi conto di quanto tutti i blog e le guide avevano ragione… ma partiamo dall’inizio.

Il nostro viaggio è iniziato alle 19.00 di ieri con un bus notturno da Phuket a Bangkok sorprendentemente perfetto; a parte l’alcolizzato finlandese sedutoci accanto che non ha fatto altro che bere per tutto il viaggio e tenere il pullman sveglio con le sue canzoncine ed il tremendo tanfo di birra. La sveglia ce l’ha data l’autista alle 5.00 del mattino con quattro urla ed un calcio in culo con il quale ci ha scaricato davanti ad un’ agenzia di viaggi chiusa, che avrebbe aperto solo alle 7.00. Dov’è il problema, si continua a dormire per strada.
Verso le 8.00 un altro paio di occhi a mandorla ci raccolgono con un pulmino che ci dovrebbe portare fino al confine Thailandese. A bordo altre “vittime” provenienti da tutto il mondo tra cui due ecuadoriani, che più avanti nella giornata sarebbero diventati i nostri compagni di battaglia.
L’autista è stranamente silenzioso, come una di quelle persone costretta a fare una cosa che non vuole e non prova nemmeno a guardarci in faccia perché sa che tra poco diventerà il nostro peggior nemico.
Nonostante quattro soste a far benzina nell’arco di 200 km (ovviamente con lo scopo di farci comprare dai suoi amici) arriviamo a 5 kilometri dal confine senza problemi, quando il pulmino si ferma nuovamente e parcheggia in retromarcia dentro ad un vialetto.
Ecco, ci siamo, si sta avverando tutto quello che abbiamo cercato di evitare ed inspiegabilmente il cuore inizia a sobbalzare, come allertato.
Una banda di soggetti si avvicina con un sorriso a 32 denti, apre il portellone e con tutte le cure del caso ci accoglie invitandoci a sederci ai tavolini e prendere qualcosa da bere o mangiare che nel frattempo avremmo sbrigato tutte le pratiche per passare la frontiera.
Le insegne dicono che ci troviamo nella sede dell’agenzia di viaggi “Amazinig Tour & Travels” e quando i gentilissimi signori ci porgono i moduli da compilare per il visto tiriamo un sospiro di sollievo. Ma è quando ci hanno chiesto di sborsare i soldoni che tutto è cambiato.
Hanno cercato di farci pagare il visto cambogiano 1500 bhat (50$) invece degli effettivi 20$. Appena abbiamo provato a contrastarli, da amiconi sorridenti che erano si sono trasformati in canaglie ed hanno iniziato ad offenderci ed inventare ogni tipo di scusa per far in modo che comprassimo il visto da loro. Supportati dagli amici ecuadoriani, anche loro poco propensi a pagare, ci siamo impuntati e ci siamo fatti portare al confine dove siamo stati infine minacciati che se entro un’ora non avevamo il visto ci avrebbero lasciato a piedi.

Ore 13.00 – Thailandia :

(Stupidamente) Spaventati da quello che ci avevano detto, come in uno di quei film fatti di bombe, timer rossi e conti all’arrovescia abbiamo iniziato la corsa contro il tempo per ottenere il visto. Carichi come dei muli corriamo dentro all’ufficio dell’immigrazione dove veniamo accolti con nuovi moduli, diversi da quelli compilati precedentemente (chissà come mai?!).
Qui il prezzo è veramente 20$ anche se è caldamente suggerito aggiungere una “mancia” (100 bhat o 3$) per velocizzare la pratica e fare andare tutto liscio. In 5 minuti avevamo il visto. Due ragazzi in fila davanti a noi che non hanno sganciato la mazzetta stanno probabilmente ancora aspettando!
Il passo successivo è l’ingresso vero e proprio in Cambogia e qui le cose si sono complicate. La fila era spaventosamente lunga e sempre più terrorizzati di non farcela in tempo abbiamo iniziato a spiegare la nostra storia a tutta la gente e, tra la compassione di alcuni e i sogghigni di altri consapevoli che ci stavamo preoccupando per nulla, siamo riusciti a saltare buona parte della coda.

Ore 13.50 – Cambogia:

Ce l’abbiamo fatta!!! E con ben 10 minuti di anticipo. Ora non ci resta che aspettare (invano) che il pullman passi da questo maledetto portone e ci carichi. Ed è qui che abbiamo probabilmente raggiungiamo l’apice di tutta l’esperienza. Quattro disperati in mezzo ad una rotonda sul confine cambogiano, sotto un sole bollente a respirare polvere e smog senza idea di cosa stia succedendo.
Attorno a noi è qualcosa di surreale. Un mondo fatto di malessere e povertà, ma dove nonostante tutto un gruppo di bambine scalze trova ancora la voglia di giocare e di regalarti un sorriso sdentato che ti fa dimenticare ogni preoccupazione .
E’ solo alle 14.30 che ci arrendiamo e capiamo che quel autobus non passerà mai di qui, per un semplice motivo…non può! A quanto pare i bus thailandesi non possono entrare in Cambogia.
Ed è allora che iniziamo ad ascoltare tutte le persone che avevamo ignorato fino a quel momento: onesti addetti ai trasporti cambogiani che continuavano a ripeterci di prendere il pulman gratuito che ci avrebbe portato in stazione dove un altro bus ci stava aspettando e che non avremmo pagato nulla di più perché era già tutto organizzato.
Ed in effetti così è stato. Arrivati a questa piccola stazione dei bus dispersa nel nulla abbiamo ritrovato sbattute in un angolo le persone con cui abbiamo iniziato il viaggio, ma di quei maledetti nessuna traccia. Il prossimo tratto di strada infatti è a carico di un tour operator cambogiano.

Abbiamo vissuto gli ultimi anni della nostra vita in Australia, una terra dove tutto è trasparente e la maggior parte delle persone è onesta e cordiale. Essere catapultati in questa parte del mondo dove tutto è diverso da quello che sembra, dove non si sa mai di chi fidarsi e per ogni cosa bisogna contrattare fino alla morte, ti cambia. Ti fa perdere la fiducia nelle persone, ti riempie la testa di preoccupazioni e ti scombussola talmente tanto da non riuscire più a distinguere le cose importanti, come un sorriso sincero o chi veramente ha bisogno di un paio dei tuoi dollari per arrivare a fine giornata.

CONSIGLIO : Non pensate. Seguite le istruzioni: http://www.travelfish.org/feature/71
Se per qualche stupido motivo anche voi volete affidarvi a qualche pacchetto-viaggio-combinato, assicuratevi di un paio di cose: avere il visto prima della partenza, tenere copia (o foto) di tutti i documenti e ricevute di viaggio ed avere il nome e numero di telefono delle agenzie che si occupano dei trasporti. In Cambogia troverete anche persone “buone”, tipo la Tourist Police alla stazione dei bus, che faranno di tutto per aiutarvi.

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