29/05/2012 – day 129
ULURU (AYERS ROCK)

Cammello @Kata TjutaBRRR…CHE FREDDO!!!
Ce lo aspettavamo, ma non così tanto. Questa notte abbiamo toccato i 3° e dentro al nostro furgoncino pieno di spifferi li abbiamo sentiti per bene…tutti e tre!
Abbiamo però scoperto che il freddo è un’ottima panacea per i litigi tra coppie: ieri sera ci siamo addormentati con il broncio, ognuno nel suo lato del letto, ma addentrandoci nella notte e con il vertiginoso collasso della temperatura, le balle di qualche ora prima sono sparite di colpo e siamo stati costretti a riavvicinarci e diventare una cosa sola per non congelare!
Ci mettiamo per strada e percorriamo in un baleno i 400 chilometri di asfalto in mezzo ad un deserto di terra rossa che ci separano dall’ Uluru-Kata Tjuta National Park.
Quando percorrete questa strada piatta e monotona ad un certo punto Karingana Lookout @Kata Tjutaesclamerete: WOW, eccolo là. Bene, quello non è Uluru. La prima formazione rocciosa che vedrete all’orizzonte  è il Mount Conner, che inganna tutti date le sue sembianze molto simili al cugino più famoso.
Al parco si accede tramite un portale al quale dovete obbligatoriamente  pagare 25$ a testa per un permesso valido 3 giorni. Caro sì, ma niente in confronto ai 200$ dollari di carburante che avete già speso per arrivare fino a qui e gli altrettanti che spenderete per tornare indietro.
Uluru è lì, che si staglia imponente all’orizzonte, ma decidiamo di snobbarlo e visitare per primo il suo vicino: Kata Tjuta (Mount Olgas).
In lingua aborigena significa “molte teste” e, rispetto ad Ayers Rock che è un monolite, questa catena montuosa è composta da diverse rocce, alcune delle quali addirittura più alte di Uluru stesso.
I Monti Olga sono assolutamente bellissimi da vedere, ma è ancora meglio camminarci dentro. Il tracciato più famoso è il Valley of the Winds, un percorso di media difficoltà che corre lungo le gole di queste montagne e si apre in un paio di punti panoramici meravigliosi. Specialmente il second, Karingana Lookout, dove oltre alla vista meravigliosa c’è un eco impressionante e un urlo viene trasportato dal vento tra le gole e lo si sente risuonare in lontananza per molti secondi.
@Kata TjutaIl sole sta scendendo rapidamente e ci affrettiamo a percorre a ritroso la cinquantina di chilometri verso Uluru per gustarci l’attrazione più bella del parco, il tramonto!
Tiriamo fuori le nostre seggioline da campeggio, prepariamo un paio di tazze di the caldo con qualche biscotto e ammiriamo la roccia prendere fuoco illuminandosi di un arancione intenso per poi spegnersi poco dopo virando in un intenso grigio-fumo.
In teoria avremmo visto e fatto l’essenziale, ma abbiamo percorso tanta strada per arrivare fino a qui e decidiamo di concederci un’altra giornata per approfondire meglio le storie che si celano dietro questa imponente roccia.
Gli unici alloggi disponibili sono all’Ayers Rock Resort, dove potete campeggiare per 35-40 dollari a notte o prendervi una lussuosissima camera nel resort per 500$. Tramonto @Uluru
Noi decidiamo che la gita ci è già costata parecchio e usciamo 10 kilometri dal sito per poi fermarci in una piccola rientranza lungo la strada d’accesso assieme ad altri 4-5 van.

CONSIGLIO: La passeggiata fino al Karingana Lookout nella Valley of the Winds è abbastanza impegnativa, ma ne vale assolutamente la pena.

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28/05/2012 – day 128
LE BIGLIE DEL DIAVOLO

@Devil's MarblesLa strada da percorrere è tanta perciò ci rimettiamo in viaggio di primissima mattina, ma dopo una ventina di kilometri eccoci già alla prima sosta: le Devil’s Marbles.
Il sito è spettacolare e immerso in un insieme di tonalità rosso-fuoco che in alcuni punti sfumano in un arancione caldo.
Qui la natura si è divertita a modellare queste enormi rocce a forma di sfera ed impilarle una sopra all’altra in perfetto equilibrio. Le chiamano “biglie del diavolo”, anche se a noi sembrano piuttosto i giocattoli di qualche sorta di gigante.
Osservandole da vicino si rimane estasiati. Non sono altro che semplicissime rocce, ma la loro perfezione lascia sbalorditi. Bellissima è quella che è stata spaccata in due parti dall’acqua penetrata all’interno, sembra quasi stata tagliata apposta con qualche tipo di macchinario!@Devil's Marbles
Proseguiamo il nostro viaggio verso Alice Springs passando alcuni piccoli paeselli e roadhouse che provano ad attirare i viaggiatori di passaggio a modo loro: da Wycliffe Well Roadhouse che sostiene di essere un avamposto alieno, ad Aileron dove si stagliano statue di aborigeni nudi alte come palazzi.
Nel tardo pomeriggio arriviamo finalmente ad Alice Springs, il cuore dell’ outback. Dovremmo ripassare da qui tra qualche giorno, quindi oggi diamo solo un morsicino a questa cittadina di frontiera e dedichiamo la giornata a prepararci per il polveroso outback: spesa, benzina e controllatina generale al van.
Ci concediamo anche una passeggiatina lungo la via commerciale (Todd Mall), mentre si sta facendo buio e i vari negozi di arte aborigena e souvenir stanno serrando i @Devil's Marblesbattenti. Tra le altre cose addocchiamo anche un paio di attività molto carine a cui vogliamo partecipare, ma che ci teniamo per giovedì per spezzare  il lungo viaggio di rientro verso la costa Est.

CONSIGLIO : Ce ne siamo accorti troppo tardi, ma proprio sotto le Devil’s Marble c’è un piccolo campeggio: spartano, ma in una location spettacolare.

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27/05/2012 – day 127
VERSO IL CUORE D’AUSTRALIA

Dopo 3 giorni di relativa tranquillità nel Top End  è ora di re-iniziare a macinare chilometri come si deve.
Imbocchiamo la Stuart Highway che ci condurrà dritta nel cuore dell’Australia, il Red Center dove ci attente il simbolo per eccellenza di questo paese, il monolita Uluru.
Lasciamo la fascia tropicale caratterizzata da giornate calde con temperature attorno ai 30° e serate perfettamente tiepide per approdare nel deserto dove di giorno ci saranno sì e no 20 gradi mentre le notti saranno gelide, con temperature vicine allo 0.
Pub  @Daly WatersLa strada è tanta e desolata, ma le persone che abbiamo incontrato hanno animato un po’ la giornata.
La prima sosta la facciamo a Mataranka, dove ci gustiamo un bagnetto nella sua meravigliosa piscina termale circondata da palme. Mentre stiamo sguazzando in acqua facciamo la conoscenza di una coppia di pazzoidi ungheresi che stanno facendo il giro del mondo in motocicletta a tre ruote, o meglio una piccola macchinina, costruita sul telaio di una moto, con 2 ruote sul davanti. Hanno in previsione di stare in giro per due anni e lo fanno per entrare nel World Guinness Record.
Lasciata la goduriosa piscina a 34°, ci rimettiamo in viaggio e ci fermiamo 150 km dopo per una veloce sosta a Daly Waters, un paesello inesistente popolato da 25 persone, ma dove tutti i viaggiatori si fermano nell’imballato caravan park. Questo sperduto villaggio a 3 chilometri dalla strada principale deve la sua fama al Daly Waters Pub che è pressoché una leggenda. Sulle pareti, sul bancone e addirittura sul soffitto è attaccato di tutto: documenti di identità, magliette, reggiseni e mutante, banconote o qualunque altra diavoleria che i viaggiatori di passaggio hanno deciso di lasciare. Ogni  giorno è buono per fare baldoria e le serate sono infuocate da musicisti country, accompagnate da hamburger di barramundi e annaffiate di immancabile birra. I tempi stringono e non possiamo fermarci a lungo, ma vogliamo anche noi fare parte di questo piccolo mondo e decidiamo di lasciare un segno del nostro passaggio; nient’altro che una scatolina di tic-tac con un bigliettino all’interno e un paio di confetti con scritto i nostri nomi. Se passate di là, fateci sapere se l’avete visto!Ricordo @Daly Waters Pub
Fuori dal pub incontriamo un aborigeno, nascosto sotto un grosso capello di paglia, che sta disperatamente cercando un accendino per attizzare la sua sigaretta. Gli regaliamo una scatolina di fiammiferi e diventiamo di colpo i suoi migliori amici. Ci ringrazia mille volte e cerca di sdebitarsi in ogni modo possibile, anche offrendoci l’unica cosa che ha, il suo cappello! Non vogliamo assolutamente nulla in cambio e mentre lasciamo il paese ci saluta dall’ombra del suo albero, mandandoci dei baci con la mano!
Più avanti ci fermiamo per il rifornimento alla Elliot Roadhouse dove quei P-O-R-C-I fanno pagare 2,00$ al litro un carburante lurido. Abbiamo messo 20 litri che dovevano essere più che sufficienti per percorrere i 200km che ci separavano da Tennant Creek, ma in realtà dopo più o meno 150km eravamo già nuovamente a secco, dovendo ricorre alla tanica di emergenza.
Fatto il pieno al van (1,73$) e alla pancia (minestrone in scatola ;-( ), ripartiamo nuovamente ed arriviamo verso le 10pm all’area di sosta appena prima delle Devil’s Marbles, finendo la giornata dopo quei comodi 720 km di viaggio!

CONSIGLIO : Non fate troppo affidamento sulle performance dei carburanti che trovate nelle costosissime road-house fuori dai centri abitati e tenete sempre con voi una scorta di emergenza.

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26/05/2012 – day 126
KAKADU NP

Questa notte abbiamo dormito in una spoglia area di sosta gratuita una cinquantina di chilometri fuori Darwin, in direzione del Kakadu National Park.
La rest area si trova a qualche chilometro dal Windows on the Wetlands, un centro visitatori creato su un rilievo che permette di avere un’ottima vista sulla pianura alluvionale circostante.
C’è anche un piccolo museo che racconta la storia della zona, gli animali che la abitano e come il clima li influenza.
Mamukala Wetlands @Kakadu NPIl Kakadu National Park è uno dei parchi nazionali più famosi d’Australia, ma sinceramente non ci ha entusiasmato più di tanto.
L’ingresso costa una follia (25$ a persona), ma se prevedete una visita fugace potete evitare di fermarvi a compare i biglietti al centro informazioni perché difficilmente troverete qualcuno che ve li controllerà.
Vogliamo vedere i coccodrilli e iniziamo la visita del parco fermandoci al Mamukala Wetlands, dove una piattaforma di osservazione si apre su una palude popolata di uccelli acquatici e ninfee, ma dove non riusciamo ad avvistare nessun alligatore. Ricorda molto le Everglades delle Florida, ma al contrario là di coccodrilli ne avevamo visti davvero tanti!!!
Proseguiamo fermandoci in ogni piccolo torrente di acqua stagnante, ma dei coccodrilli neanche l’ombra…sembra che l’unico modo per vederli sia partecipare ad una di quelle gite turistiche in barca  dove con un bastone fanno penzolare un pezzo di carne di maiale  vicino all’acqua e i coccodrilloni affamati saltano fuori dall’acqua per acchiapparlo.Ubirr @Kakadu NP
Oltre alle famose cascate Jim Jim Falls e Twin Falls,  che non riusciremo a  vedere perché come al solito accessibili solo in 4WD,  il parco è famoso per i disegni di arte rupestre vecchi di migliaia di anni.
Ci sono due siti principali, Ubirr e Nourlangie, dove in varie grotte usate dagli aborigeni come abitazioni sono presenti pitture risalenti a periodi diversi.
Ad Ubirr ci sono quelli più antichi, alcuni dei quali dipinti sul soffitto della caverna alto venti metri. Gli aborigeni credono che siano stati degli spiriti a dipingerli e dopo averli visti lo crediamo anche noi!
Con una breve passeggiata ci si può arrampicare fino ad un punto di osservazione con una vista meravigliosa sul parco circostante. A noi ha ricordato moltissimo la scena del Re Leone, quando Mufasa dice a Simba: “… un giorno tutto questo sarà tuo…” e come due bambini ci siamo messi ad imitare la scena!!!
A Nourlangie si trovano invece i dipinti più moderni e famosi, tra cui alcuni molto chiari, disegnati in epoche recenti. Mentre li stiamo osservano un gruppetto di persone si avvicina e la guida inizia a spiegare, in italiano, il significato dei disegni e le storie che vi si nascondono dietro.  Facendo finta di nulla ascoltiamo i racconti  e capiamo che questi disegni servono per insegnare le tradizioni e la storia ai bambini aborigeni.
Arte rupestre @Kakadu NPSono come delle scuole a cielo aperto ed ogni disegno racchiude una metafora: da quella che racconta la storia di due fratelli che hanno rotto la legge dell’incesto e sono stati puntiti dagli spiriti, fino a quella che racconta di un aborigeno cattivo che si era trasformato in un coccodrillo gettandosi nelle acque dopo aver preso fuoco.
Questo ad esempio insegna ai bambini aborigeni che nelle acque si nasconodono dei pericoli e che non bisogna procreare con membri della stessa famiglia.
Tra le altre cose capiamo anche perché da quando siamo arrivati nel Northern Territory è comunissimo vedere tanti  piccoli incendi che bruciano lungo le strade. E’ una vecchia tradizione aborigena e tra maggio e giugno, quando il clima è fresco ed ancora umido,  vengono attivati volontariamente  dei fuochi che bruciano le sterpaglie e puliscono il sottobosco per poi spegnersi autonomamente. Questo fertilizza il terreno e stimola le nuove crescite, ma soprattutto evita devastanti incendi spontanei nella stagione calda.

CONSIGLIO : L’arte aborigena nasconde storie davvero affascinanti, difficilmente comprensibili semplicemente leggendo i pannelli informativi. Prendete parte ad una visita guidata o ad una delle sessioni di orientamento gratuite tenute dai rangers del parco nei punti di maggiore interesse (Ranger Talks).

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25/05/2012 – day 125
DARWIN

Quando si dorme in posti come quello di ieri notte, seppur tranquillo, viene istintivo tenere sempre un occhio aperto ed è consigliato svegliarsi intorno alle 6 in modo da levare le tende nel caso qualche ranger decida di farsi vivo.
Siamo a East Point, una bellissima riserva naturale affacciata su una piccola penisola in mezzo al mare, popolata di mangrovie e dove si trova anche uno lago salato balneabile, il Lake Alexander.
Cocco bello @DarwinSì perché da queste parti il bagno in mare non lo fa proprio nessuno (o quasi). In acqua infatti ci sono le mortali Cubo Meduse (Box Stingers) che sono considerate tra gli animali più pericolosi della terra.
Dopo una mattiniera colazione a base di crepes alla nutella in riva al lago ed una doccetta fredda (che con questo caldo era pressoché perfetta) saltiamo sul furgone e ci dirigiamo verso il centro di Darwin.
Questa cittadina, seppur la più grossa da queste parti, è veramente minuscola e non offre molte attrattive. Passeggiamo lungo le vie commerciali, invase da negozi di souvenir ed arte aborigena, attraverso i sentieri del Bicentennial Park e nella zona del molo, dove si trova il Deckchair Cinema: un cinema all’aperto che invece delle classiche scomode seggioline di plastica è dotato di comodissime sedie da spiaggia!
In questa città cosmopolita, nonostante ci siano sempre aborigeni che dormono mezzi nudi sotto gli alberi o che barcollano tra le vie, abbiamo incontrato anche le nuove generazioni di aborigeni, affacciate sul mondo moderno ed attente alla moda o impegnate al lavoro nei centri commerciali.
Ci gustiamo il pranzo all’ombra di una palma nei Botanic Gardens, dove la Pam ha trovato una noce di cocco. Lele era diffidente, perché non assomigliava assolutamente ad un cocco (era ovale), ma la Pam si ricordava che quando era andata a Santo Domingo da piccolina,  erano fatte così.Tramonto @Mindil Beach
Iniziamo a tagliuzzare via tutto il rivestimento circostante ed in effetti, nel centro di questa specie di uovo gigante di legno, si trova il classico cocco rotondo tutto peloso…belli e brutti, cocco bello per tutti!
Nel pomeriggio ci rechiamo presso Instant Windscreen, dove come promesso ci sostituiscono il vetro in un paio di orette senza farci pagare neanche un centesimo!
Prima di ripartire vogliamo goderci l’ultimo tramonto sull’oceano, così ritorniamo a Mindil Beach, ci cuociamo un paio di buonissimissimi hot dog che ci gustiamo guardando un altro giorno spegnersi all’orizzonte, tra le onde di questo sconfinato mare blu.

CONSIGLIO : Mindil Beach, nei giorni che non c’è il mercato è tutta un’altra cosa…deserta. Verso l’ora di cena è comunque un ottimo ritrovo per i backpackers, anche se nessuno è cosi pazzo da restare lì a dormire!

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24/05/2012 – day 124
ROBA DA FILM

Termite Mound @Litchfield NPIeri, nel tardo pomeriggio, abbiamo lasciato Katherine e ci siamo spostati verso nord, fermandoci dopo un centinaio di chilometri in una meravigliosa area di sosta gratuita: Bridge Creek.
Strade asfaltate, bagni nuovi e puliti, praticello inglese sul quale campeggiare, bbq e punti dove accendere il fuoco con legna accatastata affianco pronta per essere bruciata. Inoltre è un ottimo punto d’appoggio per visitare il meraviglioso Litchfield National Park, 100 chilometri a sud di Darwin.
La prima attrazione che si incontra è il Termite Mound, una pianura punteggiata di strani spuntoni di fango, alcuni dei quali alti almeno 5 metri. Avvicinandosi si scopre che queste colossali costruzioni sono opera delle termiti ed è addirittura possibile vederle all’opera.
Interessante, ma nulla in confronto a quello che viene dopo.
Questo parco è famoso per le sue cascate e i suoi corsi d’acqua balneabili dove rinfrescarsi dalle temperature bollenti di questa regione.
Ci fermiamo a Buley Rockhole, una serie di pozze collegate tra loro da un piccolo ruscello, dove decine di persone stanno facendo il bagno e anche noi ci uniamo facendoci coccolare dalla corrente.
Tornando al capitolo “roba da film”, quanti di voi hanno mai sognato di fare il bagno sotto una cascata? Be’, qui è la cosa più normale che ci sia!
Percorriamo a piedi il tracciato di due chilometri e mezzo che porta alle Florence Falls, un paio di cascate nascoste in mezzo alla vegetazione tropicale che si gettano in una piscina naturale.Buley Rockhole @Litchfield NP
Non resistiamo alla tentazione e ci tuffiamo in acqua, che inaspettatamente è tiepida e perfetta per farsi una bella nuotata e rinfrescarci dalla calura. Nuotiamo in lungo in largo per questo laghetto popolato di pesci e ci spingiamo fino sotto le cascate; qui la corrente è molto forte e prova a tenerci lontano, ma con l’ultimo sforzo passiamo oltre il muro d’acqua entrando in un piccolo anfratto tutto per noi da dove possiamo ammirare l’imponenza della cascata da un’angolatura privilegiata…assolutamente un’emozione impareggiabile.
Lasciate le Florence Falls, arriviamo alle cascate più famose del parco, le Wangi Falls, dove un’altra piscina naturale ci aspetta.
Queste cascate sono più spettacolari ed imponenti, ma lo specchio d’acqua sottostante è molto meno romantico e soprattutto sembra stato costruito apposta per i turisti. Nonostante tutto è molto più accessibile e permette a tutti, anche ai bambini con salvagente, di godersi questa imperdibile esperienza.
Florence Falls @Litchfield NPLasciamo il Litchfield National Park e corriamo verso Darwin dove giusto al tramonto arriviamo a Mindil Beach per partecipare al Mindil Beach Sunset Market…senza alcun dubbio il mercato più bello d’Australia.
Si tiene ogni giovedì e domenica sera, dalle 5pm alle 10pm ed è un tripudio di musica, colori, arte aborigena e cibo internazionale.
Subito dopo esserci gustati il meraviglioso tramonto in riva al mare, ci siamo lanciati alla scoperta delle varie bancarelle, tra cibo asiatico, frullati di frutta ghiacciati e un’infinità di abiti, gadget e souvenirs veramente originali ed alternativi.
Per cena la Pam ha scelto una discreta crepes al prosciutto e formaggio mentre Lele si è fatto tentare da un mischione di specialità asiatiche tra cui noodle vegetariani, pollo al curry giallo, calamari sale e pepe e maiale in agrodolce.
Tutto ottimo, ma considerati i 34° questo cibo speziato ci ha costretto ad un  dessert rinfrescante.Sunset Market @Mindil Beach
Scorrendo tra le bancarelle ritroviamo le gustosissime granite hawaiiane scoperte per la prima volta a Coffs Harbour (05/02/2012) qualche mese fa e ce ne facciamo preparare una Rainbow (tutti i gusti)!
Come ogni grande città, anche a Darwin non è facile trovare un posticino gratuito dove passare la notte. Giriamo un po’ lungo le varie spiagge, parliamo con vari backpackers, ma tutti sembrano molto disorientati e nessuno conosce posti a prova di ranger; fino a che non incontriamo un palermitano, che bazzica attorno a Darwin da qualche mese e ci svela il suo posto segreto: la via sulla destra appena prima di entrare all’ East Point Reserve, in fondo alla strada, vicino alla rampa per le barche!

CONSIGLIO : Se vi spingete fino a Darwin, assicuratevi che sia giovedì o domenica!

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23/05/2012 – day 123
ABORIGENI

Nel bene e nel male, spesso giudichiamo basandoci sulle prime impressioni.
I sentimenti che ti trasmettono una persona, un luogo o un’esperienza al primo contatto,  influenzano inevitabilmente la prospettiva che hai di essi e difficilmente queste prime emozioni possono cambiare con il tempo.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto i primi incontri con gli aborigeni ed oggi con l’arrivo a Katherine, crocevia del Northern Territory, abbiamo potuto osservare da vicino questa popolazione.
Disorientati, girano per la città scalzi per poi riunirsi in gruppetti e distendersi ad oziare all’ombra di qualche albero nelle aiuole lungo le strade cittadine.
Sporchi e incuranti di ogni minima regola di igiene o pudore sono in grado di urinare in un cespuglio nel bel mezzo della stazione di servizio, giusto a qualche passo dal tuo van.
Ubriachi, spesso e volentieri estremamente ubriachi già alle prime ore del pomeriggio, diventando aggressivi e incapaci di intendere. E’ comune sentirli urlare e litigare tra di loro o vederli barcollare lungo le strade ed attraversare gli incroci senza curarsi delle autovetture.
Rudi e volgari, con la scusa dei soprusi ricevuti un centinaio di anni orsono pretendono la precedenza su tutto, dall’ingresso nel centro commerciale allo spazio sul marciapiede.
Questo è quello che ci ha trasmesso il primo contatto con questa popolazione, ma non vogliamo credere che sia questa la cultura aborigena.
Nei prossimi giorni cercheremo di entrare più a fondo nelle tradizioni dei nativi australiani con la visita al Kakadu National Park e magari a qualche centro culturale aborigeno a Darwin, provando a cogliere l’essenza di questa antichissima civiltà.

CONSIGLIO : Al primo impatto gli aborigeni possono spaventare ed apparire pericolosi. Noi gli siamo semplicemente stati alla larga e non abbiamo avuto nessun problema.

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